Domenica La Mendola

Francesca Aurilio

Akira

Isacco Caraccio

Isacco attraversa il teatro come spazio di ascolto e trasformazione.
Cresce tra i boschi delle valli occitane, dove il tempo ha un altro passo e la natura diventa maestra silenziosa. È lì che scopre il linguaggio scenico non come rappresentazione, ma come rito, corpo, presenza viva.

Il suo cammino intreccia pedagogia teatrale, pratiche contemplative e lavoro in natura, muovendosi tra esperienze artistiche e spirituali in Italia e all’estero.

È fondatore di Teatro Selvatico, un laboratorio di ricerca sull’essere umano che vive nei boschi: uno spazio nomade e radicale dove il teatro torna alle sue origini, spogliato dall’eccesso, restituito all’essenziale. Qui il corpo ascolta, la voce nasce dal silenzio, l’azione si fa necessaria.

Nel suo lavoro Isacco non insegna tecniche né propone modelli da seguire.
Crea spazi sicuri e autentici in cui fermarsi, disarmarsi, ascoltare.
Luoghi-tempo in cui attraversare ciò che siamo, senza forzature, lasciando che emerga ciò che chiede di essere visto.

Il suo teatro non cerca spettacolo, ma verità.
Non forma attori, ma presenze.
Non guida, ma accompagna.

Fin da bambina coltiva una curiosità profonda, silenziosa.
Una piccola speleologa dell’animo umano, in ascolto di ciò che le parole da sole non riescono a dire.

Nel tempo ha cercato — e cerca ancora — quel filo sottile che ci accomuna, la trama invisibile che ci lega quando siamo affaticati e ci ricorda di essere parte di qualcosa di più grande.

Il suo cammino attraversa il corpo, il teatro, il colore, la cura e la relazione.
Lavora da anni nei servizi alla persona, accompagnando fragilità, storie e passaggi, portando attenzione, presenza e ascolto dove serve spazio umano.

Co-fondatrice di Teatro Selvatico e di Hemera Festival, crea contesti in cui rallentare, sentire, tornare all’essenziale.

Cammina molto.
Scrive quando serve.
Abbraccia senza riserve.
Crea spazi, dentro e fuori di sé.

Chi accompagna il cammino

Il Risveglio di Fine Estate è uno spazio attraversato insieme.
Un cammino che non viene guidato da una sola voce, ma sostenuto da presenze diverse, complementari, unite da una stessa cura.

In questo attraversamento, oltre ad Akira e Domenica,saranno Francesca e Isacco ad accompagnare il cerchio, portando sguardi, linguaggi e sensibilità che nascono da percorsi differenti e si incontrano nel corpo, nell’ascolto e nella relazione.

Ognuno di loro non conduce, ma cammina accanto.
Non insegna, ma apre spazi.
Non offre risposte, ma sostiene domande vere.

Il lavoro che emerge nasce dall’incontro tra queste presenze e dal dialogo costante con il luogo, il gruppo e il tempo che stiamo vivendo.

Qui non si segue un metodo.
Si attraversa un’esperienza, insieme.

Domenica sostiene le persone ad un ritorno gentile al momento presente, là dove l’esperienza può essere ascoltata e abitata con maggiore consapevolezza.

È psicologa, psicoterapeuta in formazione Gestalt e facilitatrice di pratiche di mindfulness; nel suo lavoro intreccia ascolto profondo, attenzione gentile e cura.

Nel suo modo di stare, il silenzio è presenza: vuoto fertile in uno spazio sicuro in cui ciò che emerge è prezioso e può essere accolto senza giudizio.

Porta chiarezza e umanità, sostenendo il contatto con l’esperienza così com’è, e accompagnando le persone a restare nel qui e ora, in ascolto del corpo, delle emozioni e dei propri bisogni.

Sostiene il cerchio con uno sguardo attento e colmo d'amore, permettendo al gruppo di fermarsi, sentire e riconoscersi, rallentare, respirare e abitare il momento presente con maggiore consapevolezza e verità. Qualunque essa sia.

Akira cammina la via dei quattro elementi — tecnologia viva, forze operative.

Il suo lavoro nasce dall'ascolto della Terra, del Fuoco, dell'Acqua e dell'Aria come presenze che attraversano il corpo e riscrivono ciò che sembrava fermo.

Nei suoi spazi si sperimenta.

Ogni pratica è accessibile, ogni esperienza è reale.

Serve esserci. Basta questo.

Akira tiene il campo — uno spazio potente e sicuro dove la trasformazione accade.

Nel Risveglio porta una presenza che ricorda.

Apre varchi.

E chi entra, torna diverso.

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